Recensioni

Butcher’s Crossing di John Williams

Capisco di avere letto un bel libro quando, arrivata all’ultima parola dell’ultima pagina, provo la necessità di doverlo rileggere. È una sensazione ormai familiare, con i romanzi di John Williams: hanno sempre molto da raccontare, e “Butcher’s Crossing” non è certo da meno.


Titolo: “Butcher’s Crossing”
Autore: John Williams
Prima pubblicazione: 1960
Fazi Editore,  359 pagine, € 17,50
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La trama

William Andrews, il protagonista, è uno studente di Harvard originario di Boston. Ispirato dalla lettura di Ralph Waldo Emerson, decide di abbandonare gli studi per assecondare la sua brama di vedere con i suoi occhi la natura selvaggia e trovare se stesso. Il romanzo si apre con il suo arrivo a Butcher’s Crossing, immaginaria cittadina del Kansas all’inizio degli anni ’70 dell’Ottocento. Qui Andrews conosce alcuni cacciatori del posto,Miller e Charley Hoge, che lo convincono a unirsi alla loro spedizione di caccia al bisonte. Al gruppo si associa anche lo scuoiatore Fred Schneider, l’unico che metterà in dubbio le doti di leader di Miller. Il viaggio durerà molto più a lungo di quanto preventivato, e durante questi mesi William verrà sottoposto alla durezza della vita di frontiera e all’inclemenza della natura. I suoi ideali Emersoniani, basati su una visione romantica della natura, verranno messi a dura prova.

«Be’, invece non c’è niente», disse McDonald. «Nasci e ti allattano di bugie, poi ti svezzano dalle bugie finché non ne impari altre a scuola, più raffinate. Vivi di bugie per tutta la vita, e poi forse, quando sei pronto per morire, ti viene in mente che non c’è nient’altro, nient’altro che te stesso e quello che avresti potuto fare. Solo che non l’hai fatto, perché tutte quelle bugie ti hanno fatto credere che c’era qualcos’altro. Allora pensi che avresti potuto conquistare il mondo, perché sei l’unico che conosce il segreto. Solo che ormai è troppo tardi. Perché ormai sei troppo vecchio.» 

Recensione

Il tema principale di “Butcher’s Crossing” è la natura come forza selvaggia e indomabile nel senso più brutale possibile. Il selvaggio West di Williams ha ben poco a che vedere con quello alla Sergio Leone del nostro immaginario collettivo, popolato da sceriffi e cacciatori di taglie. I momenti descritti durante la spedizione hanno qualcosa di ancestrale e preistorico, in cui la caccia diventa un rituale necessario alla sopravvivenza di Andrews e dei suoi compagni. Ma è anche un romanzo di formazione: il lettore assiste alla trasformazione di William Andrews attraverso gli occhi di Francine, una prostituta di Butcher’s Crossing. Infatti, prima della spedizione, la ragazza si invaghisce di William per via della sua delicatezza. 

«Sei molto giovane, mi pare.» Lui sottrasse la mano alla dolce carezza delle sue dita. «Ho ventitré anni.» Francine gli si avvicinò, scivolando sul divano. Il fruscio del suo abito liscio e rigido gli parve simile al rumore di una stoffa morbida che veniva strappata. La spalla di lei premeva leggermente contro la sua e il suo respiro era delicato e regolare. «Non ti arrabbiare», gli disse. «Mi fa piacere che tu sia giovane. Voglio che tu lo sia. Qui tutti gli uomini sono vecchi e duri. Io voglio che tu sia delicato, finché puoi. Quando partirai con Miller egli altri?». «Fra tre o quattro giorni», rispose Andrews. «Ma torneremo alla fine del mese. E allora…» Francine scosse la testa, pur continuando a sorridere. «Sí, tornerai. Ma non sarai più lo stesso. Non sarai più così giovane, diventerai come tutti gli altri». Andrews la guardò confuso e in preda alla sua confusione esclamò: «Diventerò me stesso e basta!».

Anche i compagni di viaggio di William sono personaggi affascinanti e tratteggiati con estremo realismo. Miller, il capo della spedizione, è un montanaro e un cacciatore con molta esperienza, l’esatto opposto di Andrews, istruito e di buona famiglia. Charley Hoge, invece, è un alcolista e un fervente cristiano dalle vedute ristrette, tanto che durante la spedizione porta con sé la sua vecchia Bibbia consunta. Fred Schneider, lo scuoiatore, è per certi versi simile a Miller, e infatti i due sono spesso in disaccordo. Il viaggio e l’isolamento a cui sono sottoposti non farà altro che inasprire i rapporti fra di loro, con buona pace dell’ottimismo giovanile di William e della sua fede nell’armonia tra uomo e natura.

Il confronto con “Stoner” é inevitabile, ma “Butcher’s Crossing” secondo me lo regge benissimo. Pubblicato nel 1960, é solo il secondo romanzo di Williams, ed è  scritto con un linguaggio forbito, a tratti lirico e molto differente dal piú arido “Stoner”, il suo romanzo piú noto pubblicato cinque anni dopo. 


Voto: ★★★★☆

Ora tocca a voi: avete letto “Butcher’s Crossing”, e cosa ne pensate? 


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