Consigli di lettura · Recensioni

Recensione: “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie

Chimamanda Ngozi Adichie é una scrittrice nigeriana ormai piuttosto nota, non solo per i suoi romanzi  (ho parlato brevemente di “Americanah” qui), ma anche per il suo impegno nel parlare di femminismo. Infatti ha scritto a riguardo due brevi saggi, da cui ho imparato tantissimo: “Dovremmo essere tutti femministi” e “Cara Ijeawele ovvero Quindici consigli per crescere una bambina femminista”.  Nella recensione di oggi, vi parlo del primo titolo.


“Imagine how much happier we would be, how much freer to be our true individual selves, if we didn’t have the weight of gender expectations.”

dovremmo essere tutti femministi

Titolo: “Dovremmo essere tutti femministi”
Autore: Chimamanda Ngozi Adichie
Einaudi50 pagine, € 7,65


Adattato da una conferenza di TEDx dallo stesso titolo (che trovate qui con i sottotitoli in italiano), questo saggio é ideale come introduzione al femminismo perché, nella sua brevità, é scritto in maniera chiara e concisa. Si concentra soprattutto su cosa significhi essere una donna femminista in Nigeria, il suo paese natale, ma i concetti che spiega sono universali.

La Adichie smonta uno a uno i pregiudizi che ruotano attorno alle femministe. Perché “femminismo” é una parola che fa spesso storcere il naso e che é associata ad un bagaglio di stereotipi difficili da estirpare dall’immaginario collettivo: fa venire in mente un’orda di donne mascoline, che non si depilano le ascelle, odiano gli uomini e indossano camicie da boscaiolo.  Stereotipi, questi, che sono molto dannosi e che soprattutto distolgono l’attenzione dall’aspetto piú importante di tutti: credere nella parità dei sessi non dovrebbe essere solamente una “roba da donne”, anzi!

Ed é proprio in questo discorso che si inserisce la critica ai ruoli di genere, il secondo punto fondamentale del saggio. In poche pagine la Adichie spiega perché i ruoli di genere siano solo un peso inutile che rende la vita difficile a entrambi i sessi. I ragazzi, tipicamente, vengono educati a soffocare la loro umanità:

“Rendiamo un disservizio ai ragazzi nella maniera in cui li cresciamo. Soffochiamo la loro umanità. Definiamo la mascolinità in una maniera molto limitata. La mascolinità é una gabbia piccola e rigida, e noi mettiamo i ragazzi dentro a questa gabbia.”

Le ragazze, invece, vengono educate a soffocare la propria voce:

“Insegniamo alle ragazze la vergogna. «Chiudi le gambe». «Copriti». Le facciamo sentire come se nascere femmine le rendesse giá colpevoli di qualcosa.”

La cosa che ho apprezzato di piú é come Chimamanda riesca a spiegare nella maniera piú semplice possibile perché c’é bisogno di usare il termine “femminista” e non quello piú generico di “diritti umani”: “sarebbe un modo di negare che il problema del genere ha come bersaglio le donne. Che il problema non é di essere umani, ma espressamente di essere umani di sesso femminile.”

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“We should all be feminists”, p. 41.

Ultimamente si sente spesso parlare di femminismo, che il piú delle volte sembra essere ridotto al nuovo accessorio all’ultimo grido – basta pensare a quando la nota marca d’alta moda Dior cominciò a vendere delle semplici magliette di cotone bianche con la scritta “we should all be feminists” al modico prezzo di 710 dollari l’una. Questa buffonata, piú che femminismo, é un caso spudorato di pinkwashing. È per questo che consiglio di leggere il saggio di Chimamanda Ngozi Adichie (o di ascoltare la sua conferenza): educa in maniera semplice ed immediata, ti entra dentro. Quello che non vi dovete aspettare é una disquisizione approfondita sul femminismo intersezionale, ma secondo me la forza di questo libro é proprio questa: é accessibile a tutt*

Concludo con una piccola curiosità musicale: alcune delle frasi di questo discorso sono state usate come sample in “Flawless” di Beyoncé:

2 risposte a "Recensione: “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie"

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