Letteratura giapponese · Recensioni

Recensione – “Norwegian Wood” di Haruki Murakami

Pubblicato nel 1987, “Norwegian Wood” é il quinto romanzo di Murakami, ma si distingue dalle sue opere precedenti perché privo di quell’elemento surreale e onirico che, fin dall’esordio con la Trilogia del Ratto, ha sempre caratterizzato il suo stile. In realtà la stesura del libro risale al 1984, quando Murakami scrisse il racconto “La lucciola”, che potete leggerle ne “I salici ciechi e la donna addormentata”*. Il racconto corrisponde grosso modo al secondo capitolo del romanzo.

norwegian wood nuovo

Titolo: Norwegian Wood. Tokyo blues. (Noruwei no mori) *

Autore:Haruki Murakami

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 383

Prezzo: 10,50 €

 

 

“Norwegian Wood” é un romanzo di formazione che affronta la crescita personale attraverso la perdita, la solitudine e l’apprendere ad affrontare il dolore. Watanabe Torū, il protagonista, ha trentasette anni. All’inizio del libro si trova su un aereo dal quale aspetta di poter sbarcare e, durante l’attesa, viene trasmessa “Norwegian Wood” dei Beatles, canzone che per Watanabe é indissolubilmente legata  ad alcuni ricordi dolorosi.

Cosí, complici i Beatles, Torū viene trascinato indietro nei suoi ricordi e comincia a raccontarci le vicende di quando era un giovane studente universitario nella Tokyo della fine degli anni ’60. Watanabe ci racconta del recente suicidio di Kizuki, il suo migliore amico del liceo, e di come questa perdita lo abbia fatto avvicinare alla ragazza di lui, Naoko, che però a un certo punto scompare.

Durante il periodo in cui rimane senza notizie di Naoko, Watanabe fa la conoscenza di Midori, sua compagna di universitá. Anche lei, come Naoko, ha alle spalle una situazione familiare drammatica. Ma, mentre Naoko é psicologicamente fragile, Midori é combattiva, in perenne ricerca del lato positivo di ogni cosa. Per questa ragione Torū, che si sente bloccato per via del suo carattere riservato, é attratto da entrambe le ragazze, che lasceranno un segno profondo dentro di lui.

“Tuttavia, per quanto mi sforzassi di dimenticare, dentro di me restava qualcosa, una specie di grumo d’aria non meglio precisato. Poi, col passare del tempo, quel qualcosa cominciò a prendere una forma piú chiara e definita. Cosí chiara che posso anche tradurla in parole. Le seguenti: la morte non é l’opposto della vita, ma una sua parte integrante. Tradotto in parole suona piuttosto banale, ma allora non era cosí che lo percepivo, ma come un grumo d’aria presente dentro di me.”

Un altro personaggio degno di nota é Nagasawa, un carismatico narcisista  con cui Watanabe stringe amicizia per via della loro comune ammirazione per “Il grande Gatsby”. La loro amicizia finisce quando Hatsumi, perdutamente innamorata di Nagasawa, si suicida. Come avrete intuito, il tema del suicidio ha un ruolo centrale nel romanzo e secondo me non é un caso, se si considera che il tasso annuale suicidi in Giappone é sempre stato elevato rispetto agli altri Paesi del primo mondo.

Pur essendo un’opera molto diversa da quelle che Murakami aveva scritto finora, sono presenti alcuni degli elementi che ricorrono sempre nei suoi libri: la solitudine del protagonista, la minuziosa attenzione ai dettagli all’apparenza di poco conto e il ruolo fondamentale della musica nella vita dei personaggi.
Del resto, questo romanzo prende addirittura titolo da una canzone e Murakami cominciò a scriverlo ascoltando il “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Tra le canzoni citate nel libro ricordo “Kind of Blue” di Miles Davis e “White Room” dei Cream.

Se non avete ancora letto niente di Murakami, secondo me questo é il libro perfetto per cominciare ad addentrarsi nel suo universo. La prima volta che lo lessi avevo 19 anni, proprio come Watanabe, e fu amore fin dalla prima parola. Dopo questa seconda rilettura a distanza di anni, posso dire che continua a restare uno dei miei libri preferiti in assoluto.  È un libro che vi consiglio caldamente perché, con il suo stile sobrio e leggero,  é allo stesso tempo nostalgico e profondo.

Voto: ★★★★★


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